Giornata della Memoria

Una piacevole sorpresa mi ha colto oggi quando mi apprestavo a cominciare due ore di storia quando la ‘soressa ha esordito ricordandoci la giornata di oggi: il 27 gennaio del 1945 l’Armata Rossa puntando verso Berlino si imbatté nel campi di sterminio situati nei ditorni della città polacca di Oświęcim (nota con il nome tedesco di Auschwitz). La data del 27 gennaio è stata scelta come Giornata della Memoria, per non dimenticare mai ciò che è stato. Piacevole è stato anche l’accenno della professoressa ai vari revisionismi che oggi cercano di insabbiare quello che è stato, che cercano di nascondere agli occhi dell’opinione pubblica ciò che il nazifascismo ha compiuto contro il diverso – incarnato da ebrei, omosessuali, portatori di handicap, testimoni di Geova, prostitute, avversari politici; tutto questo per favorire politiche xenofobe e razziste facendole passare come politiche in materia di sicurezza; un altro accenno interessante è stato renderci partecipi delle parole del vescovo Richard Williamson che afferma senza il minimo dubbio: "Io credo che non ci fossero camere a gas." (perdonatemi per l’uso di Repubblica) Vescvo al quale, detto per inciso, il nostro amico Benedetto XVI ha appena tolto la scomunica. Ma davvero ciò che è successo ci ha insegnato qualcosa? No, o almeno non abbastanza: in un mondo dove si parla di CPT, dove muri invalicabili dividono nazioni, dove i rimpatri coatti sono all’ordine del giorno, dove esistono essere umani illegali, in un mondo dove la paura del diverso è ancora grande c’è qualcosa che non abbiamo imparato, o c’è qualcosa che non abbiamo colto appieno. Concludendo questa interessante uscita dai rigidi programmi scolastici abbiamo letto la poesia scritta da Primo Levi come incipit al suo libro autobiografico Se questo è un uomo: 

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Credo che questa poesia sia molto attuale e illlustri molto bene la società odierna: una società dove pochi eletti vivono in tiepide case e pochi eletti tornando a sera trovano il cibo caldo e visi amici. Una società che troppo spesso si dimentica della maggioranza che invece non ha casa e, metonimicamente, patria. Di chi non ha cibo e non scorge attorno a se visi amici.

Per concludere posto un interessante contributo scritto da Nello Gradirà per Senza Soste:

Riprendiamoci la giornata della memoria

 La giornata della memoria sui campi di concentramento
nazisti quest’anno arriva proprio mentre il mondo inorridisce per il massacro
della popolazione civile di Gaza da parte dell’esercito sionista.

E già sappiamo che delle celebrazioni ufficiali si
approprieranno proprio i sionisti e i loro numerosi sostenitori, come i 150
parlamentari che aderiscono all’Associazione di Amicizia Italia-Israele o i
tanti giornalisti sempre pronti a esaltare la politica di Tel Aviv.

Già sappiamo che senza nessun senso del pudore fascisti più
o meno pentiti (Fini, Alemanno, Gasparri, La Russa ecc.) senza vergognarsi minimamente,
porteranno la loro solidarietà ai leader della comunità ebraica, che
l’accetteranno senza vergognarsi minimamente.

E’ una cosa che non può che provocare fastidio e imbarazzo
vedere squadristi in doppiopetto, quelli abituati a offendere gli altri
gridando "froci" ed "ebrei", mettersi la kippah e stringere la mano a
esponenti delle comunità ebraiche che magari hanno avuto fucilati e deportati
nelle loro famiglie.

Insieme ci ripeteranno la balla dell’antisemitismo di
sinistra, diranno che il fascismo in fondo non era poi così male e che se non
avesse fatto l’errore di seguire Hitler sulla via delle leggi razziali sarebbe
stato perfetto.

Ripeteranno la colossale menzogna secondo cui chi è contro
il sionismo è in realtà un antisemita, poi, tra due settimane, con la giornata del revisionismo
esplicito, quel 10 febbraio dedicato alle foibe, il piatto sarà servito: i
cattivi erano i comunisti.

La
Giornata della Memoria ancora una volta sarà quindi la Giornata del sostegno a
Israele.

L’hanno voluta così: Grillini dell’Arcigay ha raccontato
spesso di come il parlamento abbia deciso di dedicare la ricorrenza al ricordo
delle vittime del nazismo di religione ebraica, respingendo la proposta di
celebrare anche le altre vittime: comunisti, omosessuali, zingari, malati di
mente, Testimoni di Geova.

Certo, sarebbe stato imbarazzante per qualcuno ricordare che
i campi di concentramento rappresentavano la soluzione finale per tutte
le
diversità, razziali, religiose, sessuali, politiche, mentali… Un
folle
progetto di "purificazione" della società che ogni tanto riaffiora,
come nella sconcertante ossessione per la "sicurezza" oggi tanto di
moda.

Sarebbe stato un problema per qualcuno parlare delle
attuali discriminazioni verso gli omosessuali o i rom, di una cultura provinciale e
bigotta che odia tutto ciò che non capisce e che in certe fasi della storia,
quando trova le condizioni per affermarsi, travolge popoli interi con la sua
voglia di morte e di distruzione.

Sarebbe stato imbarazzante ricordare che i primi progetti di
eutanasia per i malati di mente non li hanno inventati i nazisti ma c’erano già
negli Stati Uniti negli anni ’20.

Sarebbe stato imbarazzante per il Presidente piduista del
Consiglio ricordare che quarant’anni dopo Hitler, in un altro continente,
alcuni suoi amici di loggia hanno rimesso in moto la macchina della soluzione
finale. Si definivano nazionalisti, ma hanno massacrato decine di migliaia di
connazionali  e portato alla catastrofe i
loro Paesi agli ordini di una potenza straniera. Indossavano uniformi
impeccabili ma erano ladri, torturatori, assassini, rapitori di bambini,
maniaci sessuali.

Ma non si è voluto, in una fase di piena rivalutazione
bipartisan del fascismo, riflettere sul perché sia nato questo mostro,
e perché in società evolute e civili in determinati momenti della
storia si genera perfino un consenso di massa per ideologie così
ributtanti; o su come il capitale, pur di fermare il movimento operaio,
dà via libera ai
gorilla in camicia nera.

Il 27 gennaio si celebrerà dunque una "memoria" sequestrata,
un pasticcio politically correct tutto a beneficio del sionismo che fa nascere una tentazione forte: quella
di occuparci della solidarietà con la Palestina e scrivere che le vittime di ieri sono
diventati i carnefici di oggi.  Qualcuno
lo ha già fatto.

A questa tentazione bisogna resistere, e provo a spiegare
perché:

Uno dei miei film preferiti è "Fuga da Sobibor". Nel campo
di sterminio di Sobibor erano stati uccise 300mila persone, in maggioranza
prigionieri dell’Armata Rossa, ebrei e zingari. Il 14 ottobre 1943 scoppia una rivolta: i prigionieri
uccidono 11 SS, alcune decine di sbirri fascisti ucraini e fuggono. Dei 300
fuggitivi 50 riescono a mettersi in salvo. E’ l’unico esempio di rivolta
riuscita in un lager nazista.

Le vittime di ieri non sono i carnefici di oggi: gli eroi
di Sobibor o del ghetto di Varsavia non sono i tagliagole sionisti che stanno uccidendo i
bambini di Gaza. Dire che le vittime sono diventate i carnefici serve solo ad
offendere la loro memoria: quella dei poveracci fucilati alle Fosse Ardeatine o
deportati nei campi di sterminio o quella dei partigiani ebrei che hanno combattuto
il fascismo scrivendo pagine eroiche.

Vi è poi anche un altro rischio nel parallelo tra
sionismo e nazismo.  E’ chiaro che viene spontaneo accoppiare la stella
di David alla svastica: per
l’indignazione che provoca il massacro dei palestinesi, e anche
nell’intento  di scuotere comunità tanto colpite in passato dalla
discriminazione razziale e far sì che si
pronuncino, finalmente, contro la strage di una popolazione inerme.

Ma i sionisti non sono nazisti, come non lo sono le milizie
hutu interahamwe del Rwanda o i criminali di guerra della ex Jugoslavia. Questo
non significa dire che sono "meglio" o peggio". Sono un fenomeno diverso.

Non voglio sminuire minimamente la gravità del massacro dei
palestinesi, ma il
rischio di cui parlavo è che facendo di tutta l’erba un fascio si
svilisca il significato del ricordo dei lager e non si capiscano più le
specificità storiche del nazifascismo.

Il 27 gennaio invece è necessario parlare di antifascismo, del perché
nell’Italietta mediocre di oggi il fascismo è ancora un pericolo, del perché esistono i
Violante e i Pansa e perché sta passando una legge che equipara i banditi
repubblichini ai partigiani.

La Giornata
della Memoria è nostra, non sottovalutiamone l’importanza e non lasciamola ai sionisti.

Per Senza Soste, Nello Gradirà

16 gennaio 2009